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Harbin l'europea... e niente Made in Italy

2 ore di volo da Pechino verso nord, direzione Manciuria… Harbin la città del ghiaccio, aspetta per stupire il visitatore che passengiando per le vie del centro sente qualcosa di familiare… atmosfere di città europee come Parigi, Berlino, Mosca.


 

Un’eredità di un trattato sino-russo della fine dell’800 quando la Russia ottenne dalla Cina i diritti della costruzione di una ferrovia cinese-orientale. Harbin nasce cosi, e già dall’inizio del secolo vede una forte presenza occidentale trasformandosi in città dallo status internazionale con tracce sono tuttora visibili e riconoscibili nella architettura urbana.


 

 

Le decorazioni barocche, il duomo bizantino, i tetti russi, le architetture romantiche, i simboli dell’arte moderna e fortezze medioevali, creano una atmosfera speciale. Oggi Harbin ha quasi 10 milioni di abitanti e dimostra a chi la visita una vitalità impressionante, sia d’estate che nel lungo inverno del nord. Il Festival del Ghiaccio, attira centinaia di migliaia di visitatori, per la mostra di immense sculture e giorni di spettacoli.La capitale più a nord della Cina, ha un periodo di gelo di 190 giorni all’anno, e questa stagione invernale è quella che riempie di charme la città, vestita di bianco. Centro sciistico del paese, con diversi ski resort nel giro di pochi chilometri dalla città, Harbin ha già ospitato i Giochi Invernali Asiatici e le Universiadi Invernali. E in estate si succedono festival culturali, turistici, gastronomici (famoso quello della Birra, da cui il nome di Beer City), con un polo fieristico da fare invidia alle più grandi città del mondo. Una città cosi vibrante necessita di soddisfare le esigenze di consumatori che riempiono locali a qualsiasi ora del giorno, e per questo sono presenti tutte le catene del food internazionale, eccezione della offerta nostrana…


 


Non è questione di mancanza di posizionamento o strategie. Semplicemente il Made in Italy in settori come ristorazione, caffè, gelati e pasticceria, prodotti alimentari (e non solo), non esiste, non è riconosciuto come valore del nostro paese, lasciando spazio a iniziative giapponesi, coreane, francesi e alle multinazionali di Starbucks, Pizza Hut e HaagenDaz. Le uniche tracce di italianità, nei centri commerciali di lusso, con la moda di alta gamma, di Ferragamo, Gucci, e le scarpe di Tods. Troppo poco, in un contesto ideale per la nostra offerta, con un consumatore con potere di spesa adeguato, e soprattutto una propensione alla ricerca della novità, della qualità. Basta camminare lungo la Dangli Central Avenue o “Grande Via Centrale”, la piu’ importante zona commerciale di Harbin e anche la più lunga strada pedonale in Asia, per percepire questa sconfitta del Made in Italy.
E’ in questo contesto “vergine” che Horienta organizzerà presto un’evento promozionale per alcune aziende italiane, portando un po’ di bianco, rosso e verde ad Harbin, una città che non aspetta altro. Per informazioni: info@horienta.com



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