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Le strade per Roma di Hu Lanbo

"E’ la prima volta che in Italia una cinese racconta la sua storia di emigrata e quella della sua comunità. Considerata la scarsa comunicazione che cinesi ed italiani hanno avuto fino ai giorni nostri, diventa fondamentale per l’autrice chiarire agli italiani alcuni aspetti della sua cultura attraverso l’esperienza e il pensiero di una donna cinese che da anni vive in mezzo a loro."

C’è scarsa comunicazione fra immigrati cinesi in Italia e italiani. Soprattutto i giornalisti italiani non parlano dei problemi della comunità cinese. Ne è convinta Hu Lanbo, giornalista, imprenditrice e adesso autrice del libro La strada per Roma (LaCa, Roma, 2009, pp. 228, euro 12,60), dove racconta la sua storia di cinese che da venti anni vive nella capitale italiana.

Racconta anche quanto sia stato difficile per lei il primo incontro con la realtà e una società europea tanto diversa da quella del suo Paese di origine. E questo anche se Hu Lanbo aveva frequentato a Pechino, come scrive nel suo libro, un’università per stranieri e conosceva, ancor prima del suo arrivo, la cultura del vecchio continente, in particolar modo quella francese. “Parlavo bene il francese – ricorda – e avevo molti amici francesi conosciuti da ragazza a Pechino. È vero che la Cina che ho lasciato la prima volta che ho preso un aereo per l’Europa, per Parigi per la precisione, non era la Cina di oggi. Era un Paese che iniziava ad aprirsi allora al resto del mondo”.
Ma molti cinesi che vengono per lavorare in Italia anche oggi, arrivano da aree esclusivamente agricole della Cina e vivono, ancora adesso, in società dalle regole molto antiche, perché lontane dai grandi centri abitati e isolate a causa della stessa conformazione geografica del territorio. È difficile per queste persone inserirsi in un mondo tanto diverso. Così finisce che non provano neppure a entrare in contatto con la nuova realtà italiana. “E questo – sottolinea Lanbo – non è un bene né per loro né per gli italiani”.
Nei vent’anni trascorsi in Italia, Lanbo non si è fermata un attimo:  ha sposato un italiano, ha avuto due figli, ha venduto scarpe italiane e poi macchinari italiani in Cina. Ha lavorato e diretto un settimanale in lingua cinese e adesso ha fondato una rivista bilingue tutta sua:  “Cina in Italia”. Un magazine settimanale con un progetto preciso:  far conoscere la Cina a quei cinesi nati in Italia che il cinese non lo parlano più e servire da ponte per migliorare l’integrazione e i rapporti tra comunità. “Vorrei provare a parlare di argomenti che non siano i soliti dei giornali cinesi in Italia:  quanti cinesi sono arrivati a lavorare quest’anno o solo storie che riguardano la nostra comunità e al massimo fatti di cronaca nera riferiti ai cinesi che vivono in Italia. Voglio allargare il panorama delle notizie, far conoscere ai cinesi il Paese in cui vivono, facendo parlare nella mia rivista voci italiane”.
Lanbo si rende conto che la sua impresa è tutta in salita. “La maggioranza dei cinesi che arrivano nel vostro Paese – ripete – provengono in maggioranza da alcune aree poverissime della Cina. La più importante è Qingtian, dalla quale arrivano emigranti da quasi cento anni”. Persone con poca istruzione che vengono via dalla Cina solo per lavorare. “I lavori che svolgono abitualmente in Italia – continua – sono solo nelle fabbriche e questo non li avvicina alla società italiana, diversamente da quanto succede ad altre comunità, come quella filippina, che si trova a stretto contatto con le famiglie italiane.

Quanto è grande la comunità cinese in Italia?

 I dati ufficiali dicono 150.000 persone.

Quanti lettori ha il suo settimanale?

3.000 tra la comunità cinese e mi sembra una buona quota del mercato. Ma io punto anche a conquistare lettori italiani, soprattutto coloro che studiano la lingua cinese al liceo o all’università. Infatti “Cina in Italia” esce in tutte le edicole vicino alle sedi universitarie. Ci sono già molti italiani che studiano la lingua cinese al liceo, 600 studenti solo a Milano. Molti di più scelgono il cinese come lingua straniera all’Università. Tutti loro sono miei potenziali lettori.

A quali argomenti vuol dare la precedenza per aiutare i membri della comunità cinese a inserirsi, più coscientemente, nella realtà italiana?

Vorrei soprattutto che i miei servizi aiutassero alla comprensione delle leggi e della burocrazia italiana. Bisogna capire che i cinesi arrivano da un mondo che è ancor oggi molto diverso.

Qual è la condizione delle donne in Cina?

Migliore di quella che gli è riservata nella società italiana. Le donne cinesi hanno molti aiuti dallo Stato:  asili anche serali per i bambini, nessuna discriminazione nel lavoro, assoluta parità con l’uomo. E tutto questo da moltissimi anni.

fonte: Elisabetta Galeffi http://sottoosservazione.wordpress.com

fonte: Progetto Mediazione Sociale

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